NuclearInk: a diy story

IMG_0875Come promesso comincio a pubblicare post firmati NuclearInk, il nuovo laboratorio serigrafico autoprodotto (per davvero) partorito in casa NuclearChaos. Premetto che per quasi 4 anni ho stampato maglie e toppe alla Scintilla quindi la tecnica non mi era nuova, ma su molte cose ero davvero arrugginito. L’idea iniziale era quella di costruirmi un piano di stampa per fare magliette, una cosa semplice ma che funzionasse bene per evitare di passare giornate a bestemmiare con telai e stampe sbavate. Avevo qualche settimana libera da impegni e mi son messo sotto a fare ricerche e studiare cose che avevo dimenticato col tempo. In pochi giorni però il progetto si è trasformato in un tavolo rotante in legno con ganci molle e pinze inspirato ad alcuni video visti su youtube di gente che aveva costruito in casa giostre per quadricromia…in una settimana ho fatto il mio progetto. Al termine di questa settimana trovo casualmente un sito dove veniva spiegato passo a passo come costruirsi il tavolo serigrafico in legno…dopo due bestemmie, ho rielaborato tutto secondo quello che mi serviva, ho convertito tutte le misure del progetto americano da pollici a centimetri e sono uscito alla ricerca di materiali. Su questo argomento sarebbe da aprire una parentesi molto lunga…mi limiterò a dire che l’autoproduzione è funzionale in relazione alle vostre capacità manuali e al vostro ingegno. Quindi un progetto del genere può essere fatto in legno, acciaio, ghisa, titanio, cioccolato o terracotta…il punto sta nel prendere confidenza con la vostra ambizione e quanto tempo e soldi avete da investire. Detto questo io, sia per esigenze personali, sia perché non mi piace comprare cose a caso, ho cercato di spendere il meno possibile documentando le mie ricerche, lo sviluppo e la realizzazione del tavolo serigrafico. Dato che non so saldare ho scelto la via più economica, il legno. IMG_0437Per trovare listelli e travi consiglio di andare in qualche falegnameria o forniture per l’edilizia, evitate i supermercati tipo Obi che i prezzi lievitano consistentemente a meno chè non trovate delle offerte. Inoltre se chiedete di dare un’occhiata negli scarti spesso trovate travi, assi e pezzi grezzi di legno che potranno servirvi durante la costruzione del tavolo, io c’ho riempito la macchina… Qui ho comprato due tipi di listelli, ma fondamentalmente il 90% della struttura è fatto di listelli larghi 9 cm e alti 4,3 cm. Me li hanno venduti lunghi 4 metri l’uno ed era la misura più simile a quella del mio progetto iniziale.Tutte le misure di qui in avanti saranno in relazione a questo tipo di listello…quindi se trovate listelli diversi, mi spiace, ma dovete un minimo rivedere le misure. Forse questa guida non sarà rivoluzionaria ma, dopo diversi giorni di ricerche, posso garantirvi che non esistono tutorial del genere in italiano. Non è tanto la lingua lo scoglio quanto non sapere mai se i materiali che vedi nei video fatti da un americano siano effettivamente reperibili ed economici. Quindi ecco qui di seguito istruzioni, tutto quel che ho speso, dove l’ho preso e come l’ho assemblato.

Progetto

Progetto Del Tavolo

DAY 1

Piano di lavoro: guanti, listelli, seghetto alternativo, levigatore, viti, avvitatore, stereo

Piano di lavoro: guanti, metro, listelli, seghetto alternativo, levigatore, viti, avvitatore, stereo!

Comincia presto la prima giornata di lavoro, tempo di preparare il piano di lavoro e avere a portata di mano tutti gli strumenti che mi servono. Forse è il primo giorno caldo dopo due settimane di piogge e vento e le ore passano piacevoli…Comincio col costruire il tavolo, la base su cui poggerà la giostra. E’ un po’ di tempo che non accendevo seghetti, trapani e avvitatori, e ci metto un po’ a trovare un sistemazione comoda e le prime travi vengono una merda…ma comincio proprio con questo dato che le misure non devono necessariamente essere al centimetro e la fattura può risultare anche un po’ più “grezza”. Uso uno strumento da falegname che serve per mettere in squadro il taglio, immagino che quelli professionali siano di materiale robusto e la lama possa tagliare anche dentro ai tagli del “registro”, questo invece è costato 4.99 € all’Obi (compreso di sega!!) e quindi se provi a continuare a segare il legno finisci per segare anche la plastica blu dell’attrezzo…capito questo di qui in avanti però sarà molto utile per solcare la traccia precisa che vado a seguire con il seghetto alternativo. Buona norma dopo aver tagliato ogni pezzo è quello di levigarlo con la carta vetrata. Io ho un levigatore elettrico, non costano tantissimo e in offerta se ne trovano anche di molto economici (dai 20€ in sù mi pare). Anche questo strumento non è indispensabile ma in 30 secondi fa il lavoro di 10 minuti di levigatura a mano. Questo passaggio ve lo consiglio dato che poi i singoli pezzi di legno diventano più “morbidi”, sono più belli da vedere e non vi lasceranno più schegge sulle mani.

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Per avvitare i pezzi uso viti da legno lunghe grossomodo 5 Cm e un avvitatore paleolitico che però fa il suo lavoro, di quest’ultimo, se siete proprio squattrinati e non ce l’avete in casa, potete anche farne a meno ma avvitare viti da 5cm tutto il giorno è un lavoraccio e rischierebbe di mandare tutta la vostra energia e i vostri buoni intenti in fumo (nel senso che usereste la legna come combustibile e addio serigrafia)…Parto alla grande ma dopo poco mi accorgo che il mio progetto era stato fatto per travetti da 5 Cm di larghezza mentre io ho travi larghe 4,3 cm, quindi devo al volo riprogettare le distanze per far sì che la parte superiore del tavolo possa ospitare il piano di 60x60cm, risvito tutto rimonto tutto due volte prima di trovare le misure giuste…. Ma il magico mondo del faidatè è come andare in bicicletta e nel giro di un’oretta mi sento ormai un carpentiere pronto a costruire catapulte. Avvitare la struttura in realtà è abbastanza semplice, la parte più complessa di questa parte del lavoro è segare le due travi che fanno da diagonale alla parte laterale del tavolo. Non ho misurato l’angolo di taglio, ho solo appoggiare l’asse e fatto due segni con il lapis, ma alla fine il risultato è decente e si incastrano bene. Ok, la struttura è conclusa!

Al volo però mi viene un’idea per rendere più carina la base del tavolo e faccio dei tagli arrotondando l’estremità. Ora bisogna passare a tagliare il piano del tavolo. Ho comprato una tavola di multistrato da OBI 60x125cm, 19 € di spesa, non sono pochi, ma, come vedrete, con queste misure ho ottenuto tutti i piani utili al progetto e in falegnameria me ne volevano vendere uno troppo grande per il mio scopo. Taglio quindi il piano 60x60cm. e lo fisso. Mi accorgo però che come tavolo non è molto stabile nonostante i legni grossi…il problema è che le travi usano la vite come perno e quindi ruotano lievemente su sé stesse, basta piantarne un altro migliaio in giro per ogni angolo del tavolo e la struttura diventa solida come fosse di cemento. Quindi consiglio caldamente di non risparmiare sulle viti!

NOTA: L’amico Matteino mi fa notare che se avessi usato trapano e viti con bulloni invece che viti da legno forse sarebbe stato un buon investimento per il futuro. Quindi se pensate possa esservi utile in un secondo momento smontare il tavolo seguite questo consiglio ( tenete conto che viti e bulloni costano un po’ di più di viti da legno)

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Ora comincia la realizzazione della parte vera e propria del tavolo serigrafico e qui bisogna rimanere concentrati perché più le misure sono precise meno imprecherete in corso d’opera. Comincio con l’asse frontale che servirà a fare da guida al piano su cui vengono messe stoffe o altri materiali da stampare. Taglio quest’asse 85 cm e la fisso dalla parte dei piedi del tavolo a 15 cm dal bordo. Anche qui abbondate con le viti perché in questi 15 cm si concentra tutta la tensione che farete sul piano di stampa. Utilizzate un paio di viti molto più spesse di quelle che state usando (preventivamente forate con il trapano, con una punta da legno appropriata, un foro più piccolo della vite in modo da facilitare la sua entrata ed evitare crepe). Per rendere ancora più stabile l’asse tagliate in pezzo di legno come nell’immagine.

Sempre dalla tavola multistrato ricavo due quadrati identici da 30 cm di lato. Ora devo intagliare un ottagono….non ho compassi e uso una corda legata ad un lapis. Se partendo da ogni angolo tracciate delle mezzelune trovate velocemente i punti dell’ottagono e il risultato è uno schizzo che sembra la croce di ferro al collo di Darby Crash. L’ottagono deve poggiare su una base quadrata sempre di 30 cm di lato. Per poter ruotare su sé stesso ha bisogno di un dispositivo meccanico a cuscinetti. Questo pezzo è stato il più difficile da trovare, dopo mille ricerche e progetti per usare teste ruotanti di sedie da ufficio, ruote e taglieri dell’ikea ho trovato su ebay un componente chiamato Lazy Susan Bearing (15 cm), creato apposta per necessità del genere. E’ sottilissimo, robusto e costa tra i 10 e i 15 € su ebay. Questo marchingegno infernale è l’unica parte che non trovate né in ferramenta né in negozi specializzati in componenti meccanici, forse riuscite a ingegnarvi  e potrebbero bastare solo viti e bulloni, ma per una cifra così bassa io ve lo consiglio, il risultato è praticamente identico a qualsiasi giostra professionale. Il passaggio successivo consiste nel fissare la testa rotante all’ottagono e alla base di legno…in questo momento mi son sentito un po’ stupido…le due lamiere distano tra loro pochi cm e avvitarle dall’interno sul piano ottagonale è decisamente impossibile, dopo una decina di minuti di grattacapi ho escogitato una soluzione che non so se sia molto intuitiva e comprensibile e sopratutto ho la sensazione che ci sia un metodo molto meno cervellotico e funzionale…comunque io ho fatto così: ho fissato la lamiera sotto alla base quadrata, in prossimità delle X ho fatto dei fori con una punta da legno abbastanza grossa che potesse contenere la testa delle viti. Ribaltando il piano ho fatto in modo che le viti entrassero nei fori dell’altra parte di lamiera, e ho appoggiato tutto con molta cura sull’ottagono, stando molto attento che le viti non uscissero e che le due basi di legno fossero in squadro. Con un cacciavite lungo sono entrato dai fori precedentemente fatti ed ho avvitato la lamiera all’ottagono. Per verificare che il meccanismo funzioni bene vedete se a ruotare l’ottagono i lati si distanziano troppo da quelli della base quadrata, in questo caso vuol dire che avete avvitato la testa ruotante non centrale alla base.

Rinfonzo

Ho aggiunto tre “scarti” per pareggiare la giostra con l’asse di stampa. (Ottagono visto da sotto)

Questo sarà la vostra giostra che vi permetterà di avere a disposizione 4 braccia ruotanti e quindi 4 telai serigrafici a disposizione sullo stesso banco di stampa. L’ottagono deve essere in linea con l’asse di stampa quindi per pareggiarlo ho avvitato 3 “scarti” lunghi 30 cm in modo da rialzare la base. Procedo creando le “guide” cioè due legni verticali che posizionati al bordo del tavolo daranno la posizione corretta ai braccetti. Io li ho rinforzati con delle L di metallo.

Tavolo

Ora è il momento di tagliare questi braccetti (22 Cm), a cui fisso delle cerniere di metallo. Su questo componente non consiglio di risparmiare perché credo ne vada della longevità del macchinario. Io ne ho comprate di quelle che si dividono in due sfilando il perno centrale. Al momento dell’acquisto non avevo bene idea a cosa mi sarebbero potuti servire ma ora ben chiaro che avrò la necessità in futuro di creare braccetti nuovi (più lunghi magari oppure che reggano cappe flash per asciugare il colore) e questo componente smontabile renderà tutto più semplice. Ai braccetti fisso anche due alette. Queste dovete fissarle con viti lunghe piantate in maniera obliqua. Piantatene almeno due per ala dato che in questa posizione verranno fissati i ganci e le molle e se c’è solo una vite a reggere le alette al braccetto finisce che ruotano su sé stessi (garantito perché mi è successo subito). Per posizionare gli occhielli date un’occhiata alle immagini. Collegando molla e gancio testate se avete posizionato bene tutto. Io ho fatto un po’ di sbagli e prima di trovare la soluzione giusta ho riavvitato sia i registri guida sia gli occhielli almeno 2 o 3 volte. Gli errori che possono essere fatti sono che le molle sbattano contro le guide e quindi il movimento del braccio non arriva alla fine, oppure se posizionate gli occhielli in maniera sbagliata quando abbassate il braccio le molle ve lo risparano indietro….mentre il gioco è che le molle tengono in tensione il braccetto e quando lo abbassate ve lo schiacciano in posizione orizzontale, perché questo avvenga bisogna che gli occhielli frontali siano posizionati più bassi (rispetto all’asse) di quelli dell’ottagono. L’assetto giusto io l’ho trovato in corso d’opera e aggiungo foto (non cronologiche) per fare evitare gli stessi errori.

A questo punto bisogna creare un “fermo” che tenga i braccetti in tiro quando non sono abbassati. Il progetto prevedeva di fare un semplice piano quadrato (35x35cm) rialzato rispetto alla base…io ho voluto abbellire la cosa e ho fatto un contenitore incollando e avvitando 4 listelli su ogni bordo del piano di multistrato (sempre lo stesso). Almeno sarà utile a qualcosa…fissate alla base rotante 4 di pezzi di travetti (io ho usato degli scarti) alzandovi quindi di 9 cm, a questo io ho fissato dei pezzi di multistrato tagliati per formare un ottagono su cui reggerà il contenitore precedentemente fatto.

Sono quasi le 9 di sera. Non ho pranzato e non ho praticamente fatto pause ma il tavolo, almeno per quanto riguarda le meccaniche, è concluso in una sola giornata di lavoro!

Playlist

Abrasive Wheels – “Best Of”
Active Slaughter – “Smash HLS”
Cramps – “Off the bone”
John Lee Hooker – “Get Back Home”
Kraut – “Complete Collection”
Inepsy – “City Weapons”
Against Me! – “Reinventing Axl Rose”
Social Distortion – “Hard Rhymes and Nursery Times”
Us Bombs – “The World”
Lipcream – “Kill Ugly Pop”

DAY 2

Naturalmente oggi piove e lavorare sotto al portico al freddo non è il massimo, ma sticazzi… Nella mattinata finisco due ritocchi alla struttura montata ieri e testo che tutti i braccetti funzionino bene….funziona tutto alla grande. Ora comincio a dipingere il legno. Questo passaggio non è obbligatorio ma l’impregnante oltre a rendere più figo il legno serve anche a preservarlo meglio. Io ho comprato un pregante a cera color noce scuro, ne ho preso tanto perché era in sconto (25€ ) e mi serve anche per le cornici dei telai. Se dovete darlo solo sul tavolo basta un confezione piccola. Ho fatto due foto a dei pregnanti che avevo in casa, questi sono naturali e costano meno di 10 € l’uno…Praticamente ho impiegato tutto il giorno a verniciare. Sulla latta consigliano di dare 2 mani, ma vi consiglio di abbondare, questi legni grezzi assorbono molto il colore ma già con 3 mani cominciano a scurirsi e dopo qualche ora il risultato è fighissimo. Ora il tavolo sembra una macchina medioevale delle torture…Fra una mano e l’altra vado da un fabbro che mi consiglia mio padre. Gli spiego al volo quello che sto facendo, gli faccio vedere due foto e uno schizzo e insieme si progetta in quattro e quattr’otto le estremità dei braccetti, cioè le morse che andranno a reggere i telai. Questa parte ci tenevo fosse di metallo. Come tutte le parti mobili del mio progetto voglio che sia il più robusto possibile. In ferramenta avevo trovato praticamente tutto per farmelo da me ma le lamelle di metallo e i morsetti comunque costano parecchio, quindi ho deciso di far saldare due pezzi grezzi a chi lo sa fare, così da avere una roba più solida…se voi conoscete qualcuno che salda e filetta rompetegli i coglioni perché conviene! In realtà non so se il fabbro ha capito tutto tutto e non riesco a togliermi la paura che possa sbagliare qualcosa rovinandomi i braccetti che gli ho lasciato…è un uomo buffo, basso e grasso e respira forte con le mani di chi è tutta la vita che lavora sodo…mi sta simpatico e gli do fiducia!

Tavolo

Playlist

Little Walters – The Essential
Frank Turner – England Keep my bones
Omega Tribe – No love Lost
Plasmatics – New Hope for the Wretched
Pogues – Hells Ditch
Psycho Negatives – Suburban City Rockers

DAY 3 

Aspettando novità dal fabbro comincio a pensare a come utilizzare lo spazio che c’è fra le gambe del tavolo. Lasciarlo così mi sembra una cazzata. Con le assi che mi sono rimaste faccio un primo piano. Misuro che sarà perfetto per contenere telai 50x40cm, almeno una quindicina dovrebbero starci, non è sicuramente la soluzione definitiva per archiviare telai ma perlomeno ci staranno quelli che uso più spesso. Vedo che ci rimane ancora un po’ di spazio e mi scervello fino a partorire la malsana idea di fare un cassetto….come ho già ripetuto diverse volte non sono un falegname e la mia esperienza di carpenteria si ferma a scatole e mensole…e infatti ci impiego praticamente tutta la giornata. Sembrerebbe una stronzata ma far funzionare un cassetto non è roba semplice, sopratutto se non hai dove incastrarlo, quindi ho dovuto progettarlo al millimetro il box (avendo finito il legno sottile a disposizione trovo in casa una doga di un letto vecchio che taglio per farci i lati e utilizzo uno pezzo di compensato trovato tra gli scarti per fare la base). La misura esterna del cassetto è 41,7x50cm, ma dubito che se seguirete le istruzioni avrete la stessa identica larghezza, quindi se volete seguire anche questo passaggio dovete un po’ improvvisare come ho fatto io. Finito il cassetto ho fatto le guide sempre usando avanzi di legno che mi rimanevano. Con delle L di ferro faccio due fermi, metto un po’ di gomma e il gioco è fatto….o quasi. Dopo aver dato il pregnante a tutti i nuovi pezzi di legno noto che il cassetto non entra più, probabilmente si è gonfiato un minimo…con una lima faccio una traccia dove non passa finchè tutto funziona per bene…Il lavoro di oggi non lo metterò nel progetto perché ho utilizzato pezzi trovati in casa e fondamentalmente perché non sono necessari al funzionamento della giostra. Ma perlomeno avete uno spunto su come utilizzare lo spazio sotto il tavolo.

Playlist

Restarts: Mobocracy
Rejected Youth – Not for Phonies
Small Faces – Best Of
Rudimentari Peni – Archaic
Rudimentari Peni – Death Church
Siouxsie and the Bashees – Juju

Day 4—->Today

Listelli tagliati per le cornici dei telai

Torna il sole e in mattinata dopo altri 2 giorni di pioggia e freddo di merda riesco a lavorare meglio fuori…taglio con una sega circolare tutto il legno recuperato per fare delle cornici (per farci i telai serigrafici). Tempo di dare una pulita sotto la sega mi chiama il fabbro che i pezzo sono pronti. Come sperato ha fatto un ottimo lavoro e la spesa è contenuta. 10 € a pezzo. Per una giostra completa sono 40€, che effettivamente non sono pochissimi, lì vedete voi, potete inventare una morsa anche con materiali di recupero e morsetti, che comunque non costano pochissimo, sui 3-4 € l’uno (25-30€ totali per 8 componenti). La soluzione migliore, se avete gli strumenti adatti, è quella di saldarvi da voi i pezzi e filettare il metallo per le viti che stringono il telaio. Utilizzo delle L di metallo che fungono da carrelli su cui posso slittare la testa sia in altezza che in profondità, in questo modo riuscirò a calibrare ogni volta i telai per le stampe a più colori e se voglio stampare su materiali più spessi della stoffa. Montata la prima testa mi accorgo subito di qualche errore progettuale. Immagino queste siano errori di percorso comuni a gente come me che non è ingegnere meccanico….il mio progetto prendeva in considerazioni lunghezze, non pesi e forze in gioco. Ora i braccetti sono così pesanti che le molle non li reggono. Da lì in avanti sono passati diversi giorni, ho trovato l’assetto e le molle giuste in modo che il braccio funzionasse e avesse la giusta tensione. Di molle ne esistono davvero di mille tipi e tensioni diverse. Poi ho colorato i componenti metallici con dello smalto nero, ho aggiunti le viti che stringono i telai e ho aggiunti della gommapiuma per ammortizzare i movimenti dei braccetti.

La parte metallica fatta dal fabbro

La parte metallica fatta dal fabbro

L’ultimo componente da realizzare è stato il piano di stampa. Ho usato anche qui un pezzo di legno recuperato: compensato con i lati rinforzati e lisci. Ho incollato e rinforzato con delle L di metallo delle guide nella parte di sotto. Ho fatto in modo che il piano fosse leggermente inclinato per facilitare che il telaio si appoggiasse. A questo punto il vostro tavolo serigrafico è finito!

Giostra conclusa

Tavolo serigrafico concluso, pronto per essere usato!

CREAZIONE E TESATURA TELAI

ESPOSITORE PER INCIDERE I TELAI

Quando ho iniziato a ristudiarmi i vari processi di incisione serigrafica sono incappato su uno dei siti più forniti di materiale serigrafico italiano di cui non farò il nome (la ricerca è breve…) e ho trovato un box di legno in vendita per incidere telai. Costo 240€…. Mi sono igegnato un attimo e nel giro di qualche altra settimana ho recuperato tutto il materiale per farmelo da me alla metà del costo (e credo anche un po’ più figo e funzionale dato che ci ho aggiunto un timer). Mi serviva: un vetro 59cmx59cm (7 € dal vetraio). Diversi assi per fare il box (una 30ina d’€). Una plafoniera ad incasso per neon 18W 60×60 cm (15€ usata). Poi 4 bulbi neon UV actinic (quelli per attirare gli insetti specifici anche per fotoincisioni) che, almeno in italia, sono veramente difficili da trovare a prezzi umani, io li ho presi QUI a 8€ l’uno, ho aspettato quasi 3 settimane prima che arrivassero ma ne è valsa la pena, consumano poco (18W l’uno) e bastano pochi minuti d’accensione. Tanto per infighettare il progetto ho comprato una cerniera da anta e un timer modulare 220v elettronico (io l’ho comprato a 12 € su ebay, poi l’ho trovato QUI a 6,6€) per attivare e spegnere i neon per una durata programmabile da 0.1 a 99999.9 secondi. In questo processo mi ha dato una mano il buon Carlo (che ringrazio di cuore) che si è occupato di creare il circuito saldando i cavi e attaccando un interruttore per far partire il timer. Queste due cose finali non sono assolutamente necessarie e sopratutto non saprei assolutamente spiegare come creare il circuito per attivare il timer…

Box

Struttura del box con incassata la plafoniera. L’asse che farà da coperchio è 60x60cm

Creata la struttura del box ho recuperato delle vecchie cerniere da un mobile e con il flessibile ne ho adattata una perchè potesse fissarsi sull’asse che copre la plafoniera. Poi ho comprato 2 ganci da baule per fare in modo che rimanga chiusa. Lungo i bordi ho messo della gommapiuma adesiva che avevo in casa cosichè non passi la luce dei neon all’esterno.

Timer

Timer elettronico con pulsante per attivarlo (dovete aggiungerlo voi)

A questo punto bisogna posizionare il vetro su cui poggeranno i telai da imprimere. Ho creato uno spessore a qualche centimetro dalla plafoniera per far in modo che con della gommapiuma spessa 6cm appoggiata all’anta del box il telaio “spingesse” per bene contro il vetro e il lucido rimanesse bello appiccicato alla tela. Questi spessori sono dei listelli rimovibili fissati con viti e bulloni, nella parte su cui poggia il vetro ho incollato della gommapiuma dura in modo che il vetro aderisse bene e resistesse a micropressioni  e spostamenti

vetro

Vetro 59x59cm tagliato su misura in vetreria (circa 7€) non rifilato (per non tagliarmi l’ho “incorniciato” con due passate di nastro americano)

Come si vede dalla foto qui sotto ho aggiunto una guida per anta d’armadio che tiene aperto il coperchio a 90°. Nella parte interna nel coperchio ho messo un listello su cui potesse poggiare il telaio. La distanza che mi è venuta tra il coperchio e il vetro è di 6,5 cm. Quindi, come detto prima, bisogna trovare un tipo di gommapiuma  di queste dimensioni da inserire nella parte interna del telaio che serve a spingerlo perfettamente contro il vetro. Io sono andato in un posto dove vendono gomma e plastica e cose da giardinaggio (tale “la casa della gomma”) e mi hanno tagliato un paio di pezzi dimensione A3 di gommapiuma spessi appunto 6,5 cm (8€ di spesa)

Espositore finito e funzionante

Espositore finito e funzionante

SVILUPPO TELAI E STAMPA

Il tutorial qui sopra è stato fatto dai ragazzi di PirataLab di Pisa. Sono molto in gamba e i consigli di Luca sono stati molto prezioni mentre organizzavo e costruivo il mio laboratorio. Grandi! Per la tecnica di incisione dei telai magari farò un articolo in futuro quando avrò trovato dei tempi “tecnici” più precisi sulla gelatina e la tela che sto usando. Per ora il loro videotutorial è più che sufficiente per avvicinarsi alla tecnica serigrafica. In questi giorni ho fatto alcune prove di stampa con ottimi risultati e sto ancora calcolando la giusta esposizione della gelatina con questo tipo di neon, ma sembra essere molto bassa, circa 5-7 minuti bastano a imprimere molto bene. Per stampare i lucidi ho usato una stampante laser A3, ne ho trovato una usata a 200€ anche se queste macchine superano il migliaio facilmente, l’alternativa sono le inkjet ma poi i lucidi costano tantissimo (2 € l’uno). Il supporto di stampa sono fogli A3 di poliestere bimattato che costano circa 50 centesimi a foglio e si trovano facilmente sia su ebay che su siti specializzati, spruzzandoci sopra uno spray apposta chiamato density toner anneriscono di brutto e facilitano l’incisione (anche per questi cerca su ebay, con una decina d’euro te la cavi). Per quanto riguarda invece l’asciugatura del colore ho comprato una stufa a raggi infrarossi simulando le cappe flash professionali. Anche qui ho trovato su ebay una lampada usata da 1300W a 70€ che funziona più che egregiamente e bastano 10-20 secondi per asciugare il primo colore prima di passare a quello sucessivo. Per renderla più funzionale l’ho attaccata ad un braccio mobile di una comune lampada da ufficio.

Lab

Stampante Laser A3 + Cappa Flash diy

Qui di seguito alcune foto di come ho allestito il laboratorio, con camera oscura dove incidere i telai, postazione per stampare i lucidi e giostra dove stampare. Alcune considerazioni che vorrei fare sono le seguenti: tutte le cose che ho costruito e documentato in queste settimane in realtà è difficile rimetterle su carta e farci un progetto millimetrico e difficilmente riuscirei a ricostruirle identiche. Nei prossimi giorni valuterò se misurare al centimetro ogni componente e fare uno schema a mò di istruzioni. Ma credo che la cosa migliore sia sperimentare e fare delle prove con i materiali. Credo che se si seguono le mie indicazioni e le dritte che vi ho dato in questa specie di tutorial qualcosa di funzionale vi viene fuori. Ovviamente resto a disposizione per ogni chiarimento e, dove posso, sarò ben contento di dare una mano pratica se qualcuno vuole provare a costruirsi qualcosa di simile. Calcolati i costi devo dire che rimangono molto contenuti rispetto a quello che uno dovrebbe spendere per allestire un laboratorio del genere, detto questo consiglio a chi è novizio alla serigrafia di ingegnarsi per costruirsi un tavolo con un solo braccio risparmiando su meccaniche, legno e spazio. Questo vuole giusto essere uno spunto e una testimonianza di un’esperienza di autoproduzione e ricerca volta a chi si interessa di serigrafia e vuole provare a fare qualcosa di più delle solite toppette a un colore.

NuclearInk Lab 2013

NuclearInk Lab 2013

Backpatches IntotheBaobab

Backpatches IntotheBaobab “Sottoculture Unite”

Se sei arrivato a leggere fin qui vuol dire:

-che sei un disgraziato che ha scorso velocemente tutto alla ricerca di cose in grassetto ma ha trovato poca roba e quindi non c’ha capito un cazzo….
-che sei un pezzente che cercava solo il simbolo per vedere se era un progetto per le tue tasche….
-che forse ti interessava l’argomento e quindi ti ringrazio di cuore del tempo passato su questa pagina sperando che sia servito a qualcosa.

Quindi qui di seguito tiro le somme e faccio una stima per i più tirchi di quello che andrete a spendere se vorrete fare un tavolo serigrafico ed un espositore come quelli costruiti qui di sopra.

TAVOLO SERIGRAFICO 4 COLORI

Listelli 90x43mm –> 2,8€/m –> usati 14 mt circa –> 39,00 €
Listelli 90x21mm 
–> 1,25€/m –> usati 3 mt –> 3,70 €
Asse Multistrato 60x120cm 
–> piano tavolo e livelli piano rotante –> 20 €
Meccaniche 
–> cernire / molle / viti / occhielli –> 15 €
Cuscinetto 
–> LazySusan bearing 15cm –> 10 €
Morse 
–> 4 morse dal fabbro più viti e bulloni –> 45 €
———————————————————————
132 €

ESPOSITORE PER INCIDERE TELAI CON TIMER ELETTRONICO

Assi 200x25mm –> 4 assi di circa 80cm di lunghezza –> 12 €
Asse 60x60cm 
–> 8 €
Listelli 
90x21mm –> 4 €
Plafoniera neon 60x60cm –> 15 €
Cerniera, viti, ganci e maniglie
 –> 15 €
Vetro 59x59cm –> 7 €
4 Neon Uv 18W Actinic 
–> 40 €
Timer elettronico 
–> 15 €
Gommapiuma
 –>  A3 spessa 6,5 cm –> 4€
—————————————————
120€

NOTE: nei calcoli non ho inserito cose che si presume abbiate già o vi farete prestare come: avvitatore, seghetto alternativo, trapano, levigatrice…. Invece altre cose non le ho messe perchè sono superflue e a vostra discrezione come: pregnante, materiale per il cassetto e il porta telai, oltre che materiali di consumo come: pennelli, sparapunti, carta vetrata, colla a caldo, diluenti ecc ecc…

Per quanto invece riguarda i prezzi dei materiali di consumo serigrafico come racle, tela, gelatina, stendigelatina, colore ecc ecc sono di facile confronto sia su ebay che sul famigerato ecommerce italiano dove trovi tutto tutto tutto ma occhio a non farvi spennare…

Per ogni dubbio o chiarimento contattatemi pure e da oggi NUCLEARINK apre bottega ed è disponibile a stampare sia su stoffa che su carta qualsiasi grafica vogliate fino a 4 colori!

Dal quartier generale per oggi è tutto.

Zanna

Diosfera Corporation // Blatoidea Interview

Come da due anni a questa parte nel periodo natalizio mi ritrovo a bere Sidro per Londra, nel 2011 seguivo IntotheBaobab e 9/11Jumpers nel loro minitour rinominato “Looking for Grug Uk Minitour” (recensito da Modi). Quest’anno ero in trasferta con la mia dolce metà Antonella per vedere i Pogues e scoccare letti caldi e cene a italiani immigrati fra cui i Blatoidea, vecchi amici siculi. Da qui l’idea di fargli un’intervista. NuclearChaos aveva coprodotto e promosso con entusiasmo il cd “Diosfera Corporation” nel 2008 e sta coproducendo il nuovo cd dei Blatoidea

blato

Blatoidea 2013: Carlo (guitar), Manu (voice/guitar), Giacco (Bass), Luke (drums)

Come è nato il progetto Diosfera, come si è evoluto?

[Manu] Il progetto diosfera e’ nato nel 2003 dove abbiamo ufficialmente scelto il nome, e si e’ diciamo evoluto nel 2005 con l’uscita del nostro primo demo “eternit”. E’ nato originariamente da me (Manu, chitarra voce), Stefano (voce) e Giulio (batteria) poi abbiamo avuto diversi bassisti temporanei e l’ ultimo e’ stato Antonio (Giacco) e Carlo (attualmente nei Blatoidea) ha suonato la chitarra con noi per un paio di mesi prima che ci sciogliessimo. Ai tempi, quando abbiamo iniziato, sinceramente non si pensava piu’ di tanto a formare un gruppo per registrare cd, andare in tour…avevamo un gruppo perche’ ci divertiva e questo a noi bastava. In seguito abbiamo cominciato a suonare sempre di piu’, prendere contatti, via internet ecc.. e iniziato a fare le nostre prime trasferte in giro per l’Italia e abbiamo registrato il nostro primo album omonimo nel 2008 dopodichè abbiamo fatto le nostre ultime trasferte e il progetto e’ finito.

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Raccontate a chi sente la mancanza dei Diosfera Corporation perché l’avete fatta finita, sciolto gruppo e fatto le valige per Londra.

[Manu] Credo che le ragioni primarie del nostro scioglimento siano stati i problemi di comunicazione, l’allontanamento dal gruppo causato semplicemente da scelte diverse da parte dei vari componenti e credo decisamente il cambio di direzione dalla quale si era originariamente partiti. La nostra partenza a Londra ha poco a che vedere con tutto questo. Ai tempi dopo la fine dei Diosfera sentivamo il bisogno di continuare a suonare ed esibirci ma non volevamo stare in Italia. Cosi sono nati i Blatoidea e poco dopo aver inciso il nostro primo demo “Start an Infection” e fatto il nostro primo tour italiano abbiamo deciso di spostarci in Inghilterra.

[Giacco] Dopo gli ultimi anni che suonavamo non cera piu’ nulla da portare avanti, non c’erano piu’ idee, dopo aver abbandonato il progetto abbiamo di ricominciare qualcosa di completamente diverso. Migliore secondo noi. Abbiamo semplicemente deciso di cambiare aria, venendo dall’estremo sud veniva complicato per noi suonare anche in Italia.

Punx a Ragusa. Raccontateci qualcosa. Come è stato crescere in un luogo così isolato tra pregiudizi e mafiosi?

[Manu] Ma onestamente credo proprio  che il contesto ostile sia la ragione principale che fa scattare la scintilla in te e quello che ti da la spinta e la voglia di esprimere te stesso e tutto questo si rispecchiava nel punk e nella musica. Ragusa e una città piccola e di mentalità chiusa e come molte altre zone del sud influenzata fortemente dalla religione, passivismo…Quando avevo 14 anni nessuno ascoltava punk, non si trovava tanta roba nei negozi di cd, gli unici gruppi che conoscevo erano tramite compilation varie e non usavo neanche internet. Nessuno ascoltava punk e nessuno sapeva nemmeno cosa fosse un punk. Infatti ci hanno sempre discriminato in modo perseverante e assiduo. Quando uscivi dovevi prepararti perche’ potevi ritrovarti in qualche situazione del cazzo o comunque dovevi aspettarti le varie provocazioni e insulti..

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Diosfera Corporation

[Carlo] Penso che comunque, tutta questa ostilita’ ci ha diciamo sempre spinti a continuare ed è stato fonte di ispirazione che comunque ci accompagna anche tuttora.

[Giacco] A volte mi chiedo ancora come ci siamo avvicinati a questa cultura/modo di vivere dato che non c’era qualcosa o qualcuno da cui avremmo potuto ricavare ispirazione a parte la poca musica che avevamo a disposizione e dopo che manu mi ha fatto entrare nel gruppo (diosfera) e’ stata una crescita che ha anche contribuito ad espandere il tutto anche nella nostra piccola citta’…mafiosi non ne ho mai visti di persona! Solo tanta ignoranza…

Rapporti con la scena sicula? con che altri gruppi suonavate?

[Manu] Non so più adesso, ma ai tempi c’erano un bel po’ di gruppi in giro. I Dirty Breeders da Catania, gli Alibi da Palermo, gli Sheeps are not dead da Caltanissetta, i Senza Tregua da Palermo, i Learn da Palermo…poi non mi viene nessun altro in mente!

[Carlo] Penso che cmq quel poco di scena fosse concentrata piu’ nelle città grandi, forse per questo motivo i diosfera erano rispettati, perche’ provenivano da una città molto piu’ piccola, meno varia, che offriva meno opportunita’.

[Giacco] Non eravamo tanti…

Frequentavate posti occupati? 

[Giacco] le poste…

[Manu] Frequentavamo no, dato che a ragusa l’unico spazio che avevamo a disposizione era una chiesetta sconsacrata dove spesso organizzavamo concerti, ma poi fini anche quello. Ovviamente abbiamo suonato in posti occupati, sia in Sicilia che in Italia.

[Carlo] In Sicilia ci stavano l’Experia, il Laboratorio Zeta, l’Ex carcere, l’Ask…

Diosfera Corporation live @ La Scintilla a Modena (Night of the Punx 2008)

Diosfera Corporation live @ La Scintilla a Modena (Night of the Punx 2008)

In quegli anni avete suonato un po’ di volte sulla penisola, come vi è sembrato? Raccontateci un po’ che impressione vi ha fatto e che differenze avete notato sia nella gente che nei posti dove avete suonato.

[Carlo] Per me fantastico, in Italia gia’ si nota la differenza. C’era molta piu’ comunicazione, la gente conosceva piu’ gruppi c’era un vero confronto. Abbiamo cominciato a prendere contatti e fare amicizia con persone che ci accompagnano tuttora come i pubblico oltraggio, nowhiterag, intothebaobab…E tuttora il supporto che riceviamo e’ sempre vivo e entusiasmante.

[Manu] Per noi era tutto un impatto con una realtà diversa, tutto era nuovo e comunque era soddisfacente il fatto che la gente avesse un interesse anche lontanamente comune al nostro e che anche se eravamo distanti, la gente ci apprezzava. Prima di allora eravamo abituati solamente all’impatto con la piccola scena della nostra città.

[Giacco] Sono stati anni molto belli e importanti per il continuo del gruppo che nonostante sia finito sono rimasti i contatti e le amicizie. Ed era una realta’ molto diversa da dove venivamo noi, sotto molti punti di vista migliori, che dava molto da pensare.

Dalle ceneri dei Diosfera sono nati i Blatoidea. E’ un’evoluzione o un altro progetto completamente diverso? Parlateci un po’ del gruppo!

[Carlo] Bhe, il progetto blatoidea e’ un progetto molto vario che racchiude in se tonalita’ diverse da pezzi piu’ punk rock a sfuriate hardcore. Il gruppo ha avuto fin da subito una veloce evoluzione e un immediato riscontro e questo ci ha spinti a continuare e innovarci.

[Manu] Vedo i blatoidea molto piu’ maturi a livello di testi e musicalmente parlando e un progetto nato cmq da un idea gia’ chiara su quello che volevamo fare. Non discredito i diosfera dato che sono parte del mio passato e non rimpiango nulla, ma li vedo concepiti in 2 universi totalmente differenti e evoluti in realta’ totalmente diverse fra loro.

[Giacco] In questo gruppo tutto e’ stato sfornato molto rapidamente e ben fatto, perche’ eravamo ricchi di idee che avendo avuto un periodo di stasi erano state un po represse e non vedevano l’ ora di essere liberate. Per non parlare del fatto che volevamo gia’ da subito ritornare in scena e condividerle su un palco. Difatti dopo due mesi avevamo gia’ la nostra prima demo “Start an Infection” con l’aiuto del nostro primo batterista (Fabrizio) in brevissimo tempo  abbiamo gia’ iniziato a fare i nostri concerti in Italia.

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Perchè non avete mantenuto nemmeno un pezzo dei Diosfera con i Blatoidea?

[Manu] Fin dall’ inizio abbiamo chiarito che questo sarebbe stato totalmente un altro gruppo senza alcuna connessione e questo credo sia la ragione principale della nostra scelta.

[Giacco] Sinceramente non ne ho voglia, c’erano bei pezzi nei diosfera ma erano altri tempi, sono finiti li.

Parlateci della scelta Londinese! Come mai vi siete spostati lì e, che ne so, non a Berlino? Come sopravvivete lassù?

[Carlo] Soprattutto per il gruppo, perche’ cmq a londra c e’ molta piu’ concorrenza, ma molta piu’ possibilita’ se riesci a muoverti correttamente. Penso la nostra scelta sia stata data anche dalla facilita’ linguistica. Si lavora tutto il giorno per mantenere il gruppo, non e’ una vita facile, piena di sacrifici ma soddisfacenti.

[Giacco] Penso che non sarei mai riuscito a parlare il tedesco, non credo io sappia parlare bene inglese nemmeno. Semplicemente eravamo piu’ attratti dall’ inghilterra, non sapevamo nemmeno se sarebbe andata bene. Se non ci fosse stato lo stesso riscontro ovvio che avremmo mirato altrove.

[Manu] A parte le facilitazioni linguistiche come gia’ accennato,anche la presenza di contatti e amici. Credo volessimo piu’ che altro provare ad andare all’ estero perche’ non ci andava di stare in Italia. A Londra c’e’ molta piu’ possibilita’ per una band di muoversi e suonare in giro, quando in Sicilia per noi era molto piu’ difficile.

Com’è la scena londinese? Dicci un po’ sia di gruppi che di spazi dove suonate

[Carlo] Io preferisco sinceramente la scena italiana, dato che la vedo molto piu’ unita. La scena inglese e’ piena di pensionati, famiglie e passegini borchiati. E’ bello perche’ hai piu’ comunicazione con gruppi di livello piu’ internazionale quali, GBH, Restarts, English Dogs ecc La realta’ londinese e’ piu’ marcia rispetto quella italiana e riesci a notare la differenza con i gruppi che abbiamo conosciuto qua.

[Giacco] Direi che e’ una scena molto piu’ difficile dalla quale emergere, a noi sono serviti 4 anni. Ci sono molti piu’ gruppi che stanno li per lo stesso motivo, lo stesso pubblico e’ molto difficile da coinvolgere. E’ una citta’ piena di “dinosauri” ovvero tanti gruppi dal nome grosso che valgono nemmeno meta’ di tale ma il problema molto spesso e’ legato alla chiusura mentale della gente che non riesce a predisporsi alla novita’. Pero’ questo non toglie il fatto che abbiamo un buon riscontro.

[Manu] Ma la scena esiste, non ha nulla a che vedere con quella Italiana, ma e’ per il fatto che sono semplicemente diverse realta’. La scena musicale e’ vasta e ci sono tante band valide, il fatto che molti dei punk che vivono qui vengono da diversi paesi favorisce lo scambio culturale, e’ una gran soddisfazione vedere che l’impatto che abbiamo qui e’ sempre d’effetto.

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Ogni volta che vengo a Londra mi sembra di trovare solo punk italiani che fanno cose nuove, il resto è tutta roba da bancarelle o vecchi inglesi con il mal di schiena che guardano i concerti dal bancone…mi sembra che gli inglesi abbiano quest’approccio da sopravvissuti che continuano a tingersi i capelli ricordando i tempi passati che non torneranno più…sbaglio?

[Carlo] In realta’ ci sono nuove generazioni che cominciano a darsi da fare, ovviamente londra è una citta multiculturale quindi riesci a trovare punk da tutti i paesi del mondo.Diciamo che chiunque organizza concerti non per forza italiani.

[Manu] Non c’è realmente che si sbatte di piu’ chi meno, ognuno fa quel che puo come puo. Tanti vecchi punk inglesi promuovono festival da paura, tra l altro supportano le band, come uno dei nostri promoter ha contribuito all uscita del nostro album..

[Giacco] fondamentalmente abbiamo suonato tantissime volte in inghilterra e sono capitate situazioni come intendi tu, pero’ non toglie il fatto che non apprezzino quello che facciamo. A Londra non ci stanno molti inglesi, I pochi che ci sono si danno da fare cmq.

Italiani a Londra, non vi sentite a volte di essere caduti dalla padella alla brace? In Sicilia additati per la vostra scelta di vita e il vostro aspetto e a Londra per essere degli emigrati mangiaspaghetti? C’è molto pregiudizio?

[Carlo] No.. ci prendono per il culo imitando l’ accento italiano, ma niente di piu’…l’ unica cosa che fa pensare e’ che in sicilia come in italia il punk e’ reietto e qua a volte da l’ impressione di essere fenomeni da cartolina.

[Giacco] A me fa ridere la cosa, la trovo divertente! cmq non mi sento adittato.

[Manu] A me gli spaghetti piacciono, non riesco a vedere il lato offensivo della cosa. Cmq no non c e’ affatto pregiudizio

Squat e case occupate a Londra sono sempre abbondate, per lo più come spazi abitativi. Come si è evoluta la situazione in questi anni che avete trascorso laggiù e come si sono adeguate le autorità?

[Carlo] Per quanto riguarda gli squat, molti stanno chiudendo e molti verrano chiusi per via di nuove leggi. Gli unici squat che durano sono ex pub o ex uffici.

[Giacco] Non ne so nulla, sono sincero!

[Manu] Ma io ne sono distante, a parte i posti dove suoniamo non abbiamo molto contatto. Cmq credo sinceramente che il boom degli squat a Londra sia ormai alla fine, qualcuno resiste ma le leggi sono diventate molto piu’ rigide e severe rispetto a prima, e’ molto piu’ difficile.blato3

Ho avuto il piacere di essere ospitato nelle vostre colorate dimore un paio di volte e in entrambi i casi, prima Manu poi Giacco, avete dormito per terra per offrirmi il vostro letto come giaciglio (era sempre inverno!)…siete così ospitali con tutti o è un trattamento di favore verso un vecchio amico?

[Carlo] Siamo siciliani, se noi facciamo un favore a te, tu lo fai a noi… ahahahha se si parla di amici o band lo facciamo con piacere

[Giacco] Colorate intendi di marrone? sinceramente averti lasciato il mio letto non e’ affatto di amicizia dato che il suolo e’ piu’ comodo! per gli amici questo e altro!

[Manu] Credo che ormai sia diventato di rito cederti il letto e passare la notte per terra…cmq si siamo ospitali, ma non renderlo troppo pubblico! ovviamente perche’ voi siete nostri carissimi amici lo facciamo con piacere!

Quando uscirà il prossimo disco? Che dobbiamo aspettarci? Tieni conto che io l’ho già sentito!

[Carlo] E’ uscito adesso, racchiude pezzi inediti piu’ un paio di pezzi dell’ EP precedente “Alive”.

[Giacco] E’ molto veloce con intermittenze a pezzi punk rock, puro Blatoidea Style. Spero dopo tutto il tempo che abbiamo impiegato per lavorarci su, sacrifici e denaro sara’ apprezzato!

[Manu] Credo quest’ ultimo album sia quasi una rappresentazione perfetta di quello che abbiamo vissuto da quando abbiamo iniziato la nostra vita qui a Londra, tra l’ altro tutte le canzoni sono state scritte 3 anni fa. Spero tutti riusciranno a stabilire la giusta connessione con la nostra musica e a valutarla in modo positivo! Ci aspettiamo anche una buona recensione dato che hai gia avuto l onore di sentirlo!

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Che band ascoltate? Nuove e vecchie! Qualche consiglio!

[Carlo] Personalmente io perferisco band dagli 80 ai 90, cio’ non toglie che non ascolto musica degli anni 70 e anche qualcosa di recente..special duties, antidote, red flag77, vibrators, ligotage, chron gen, destructors la lista sarebbe lunghissima..

[Giacco] Questa e’ la domanda piu’ difficile che mi abbiano mai fatto: A global threat, Subhumans, Sick on the Bus, Rancid, GBH, Minor Threat, Dropkick Murphys, Cro Mags…Nowhiterag Ps. La maglietta grigia non mi piace!ahahahah

[Manu] Come gruppi Locali assolutamente: The Restarts, Short Bus Windows Lickers, Defcon Zero, Sick on the Bus, DSA, K.A.D.T…poi per il momento ascolto spesso: The Damned, GBH, The Defects, D.O.A., The Ejected, The Skeptix, Motorhead…

Sidro o birra?

[Carlo] SIDROO!

[Giacco] Guinness

[Manu] Vino poi Birra, se finisce…sidro e un imodium per il giorno dopo!

Chiudi come vuoi!

[Carlo] non posso cantare non si sente

[Giacco] Grazie per l’intervista, spero di vederti presto. La prossima volta, in bocca al lupo, ti tocchera’ dormire nel letto di Carlo!

[Manu] A presto, grazie per l’ intervista e grazie per le magliette, ovviamente abbiamo litigato per quale colore averla!

Manu, Carlo, Giacco

CancerSpreading/Fatum looking for labels

This 7” ep comes out as a co-release of DIY labels. Cancer Spreading from Italy and Fatum from Russia are working together to find enough labels/distros to sort it out as soon as possible. If your interested and want to help us just write at matte-ino@hotmail.com

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